Ponticelli Today

Ciro Colonna, la disperazione dei familiari: “Sognava solo una vita normale”

Il giovane, 19 anni, è morto perché frequentava lo stesso circolo abusivo del boss Raffaele Cepparulo. "Ma dove puoi mai andare a Ponticelli se non c'è alternativa ad un circoletto abusivo?"

Ciro Colonna

Dove vai se non c'è alternativa al circoletto abusivo, qui a Ponticelli? Lui sognava un lavoro onesto in Germania”. I genitori di Ciro Colonna, il 19enne ucciso per errore lo scorso 7 giugno a Ponticelli nello stesso agguato destinato a Raffaele Cepparulo (il leader dei barbudos della Sanità) è la quarta vittima innocente di camorra in meno di un anno: si aggiunge alla tragica lista che comprende il meccanico Luigi Galletta (a Forcella), il 17enne Genny Cesarano (alla Sanità), il cameriere Giuseppe Maikol Russo (ancora a Forcella).

I familiari, intervistati dal Mattino, sono disperati per una vicenda tragica e sintomatica di quanto è difficile vivere in alcune zone della città. Rivendicano il diritto alla memoria, il diritto della vittima a essere ricordato per quello che era, un ragazzo semplice, che non era parte del tessuto criminale.

“Ciro era un ragazzo per bene, pulito, estraneo alla camorra – ribadisce la sorella 22enne Mary – Mi aveva chiesto di regalargli un paio di scarpe per andare a una festa, se avesse fatto il camorrista non avrebbe avuto questo problema”.

Sua madre, Adelaide ricorda il giorno del delitto. “Studiava alle scuole serali, doveva diplomarsi in ragioneria. Quel pomeriggio era uscito verso le quattro, mi aveva detto che sarebbe andato a vedere la partita a casa di amici. Era sempre assieme ad altri tre ragazzi, li chiamavo i quattro moschettieri, ragazzi che lavoravano e che sognavano una vita onesta”. Poi la fine, tragica.

Il padre, Enrico, fa il camionista. “Quel giorno ero a Genova per lavoro. Mi chiamano i miei superiori, mi dicono che devo tornare a Napoli, che è successo un incidente a mio figlio, poi vengo a sapere il resto. Gli davo la paghetta, una trentina di euro alla settimana, non aveva molte pretese, guardavamo la partita del Napoli assieme in tv e di tanto in tanto mi diceva che voleva andare a lavorare fuori”. “Che colpa aveva quel ragazzo? - si chiede disperato - C'erano altri posti da frequentare qui al lotto zero?”.

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