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“Statt’acc…orto”: a Ponticelli un orto per la scuola media

"Scuole aperte" è il progetto che ha dato la possibilità a 15 studenti di scoprire che esiste un'altra realtà ambientale e sociale, diversa da quella che hanno sempre conosciuto tra le vie del loro quartiere. E' nato così "STATT'ACC…ORTO" l'orto messo su presso la scuola media "Bordiga III" a Ponticelli

Chi crede che le zone di periferia si dimostrino indifferenti o insensibili ai temi dell’ecologia, dovrà ricredersi. È questo il caso della scuola media di Ponticelli “Bordiga III” dove, grazie ai finanziamenti della Regione Campania e all’attività di insegnanti e operatori dell’istituto, è stato realizzato un orto scolastico.

Siamo nella periferia orientale di Napoli. Palazzi altissimi, distese di cemento e quel pò di verde che resta è ricoperto dai rifiuti. Tanto degrado umano e ambientale, pochissime sane opportunità per i giovani del posto, ma soprattutto tanta delinquenza e micro-delinquenza.

Nell’ambito del progetto “Scuole aperte” la Bordiga III ha aderito al progetto O.R.T.I. URBANI – Operazioni di Ri-vitalizzazione Territoriale e Imprenditoriale - avviato dalla provincia nel 2002. Si proponeva di intervenire sui cosiddetti “quartieri dormitorio” al fine di combattere e prevenire il disagio sociale e la disoccupazione di chi abita in zone ad elevato degrado urbanistico, ambientale e sociale. L’obiettivo era di individuare aree residenziali da adibire alla coltivazione, organizzando anche corsi di formazione per gli abitanti in modo da sfruttare al meglio le potenzialità del territorio, recuperare spazi verdi abbandonati al degrado, migliorandone l`estetica e la vivibilità, e sviluppare pratiche alternative alla violenza.

L’"effetto orto", così come è stato definito, ha dato la possibilità a 15 studenti di scoprire che esiste un’altra realtà ambientale e sociale, diversa da quella che hanno sempre conosciuto tra le vie del loro quartiere. All’orto hanno dato il nome di “STATT’ACC…ORTO”, un ammonimento a chiunque cerchi di “distruggere” o “prendere senza permesso” i frutti del loro duro lavoro.

“Appena iniziato il lavoro a contatto con la terra – spiegano alcuni collaboratori - abbiamo potuto assistere al percorso di crescita e di espressione delle singole potenzialità dei ragazzi, ognuno a proprio modo, attraverso una comunicazione oltre che verbale anche e soprattutto emotiva, emozionale e tattile”.

E continuano: “Abbiamo avuto il privilegio di condividere con i ragazzi momenti molto forti legati al lavoro nell’orto, alla nascita, la cura e la crescita delle piantine che ci hanno letteralmente rapiti”. Prendiamolo come un segnale di buon auspicio, perché sempre più persone, a Napoli ma non solo, inizino a stare attente e dedicare più attenzioni al territorio che li circonda.

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